lunedì 30 marzo 2009

La strage del bosco di Katyn

Ho appena finito di vedere ENIGMA, tratto dal romanzo di Robert Harris.
Ambientato durante la seconda guerra mondiale, precisamente, narra della grande battaglia dei convogli marittimi avvenuta nell'Atlantico Settentrionale, e del lavoro dei criptoanalisti di Bletchley Park, impegnati nella scoperta del codice di Enigma, la macchina che traduceva in codice i messaggi dei famosi UBoot Tedeschi. In parallelo, storia nella storia, si narra del massacro di Katyn, avvenimento orribile tenuto segreto per anni, strage ad opera dei sovietici contro un'intera generazione di militari polacchi, accaduta in seguito alla spartizione di quel territorio tra Russi e Tedeschi. Un numero impressionante di uomini uccisi con un colpo alla nuca e sepelliti in una immensa fossa comune.


Per chi ha il cuore di volersi documentare, questo il link più dettagliato.

http://cronologia.leonardo.it/mondo24m.htm

venerdì 25 aprile 2008

La potenza e l'eleganza



"... e mi manca il respiro se tu te ne vai..."



Così canta Sergio Cammariere... e sulle sue note, mi ritrovo ad osservare, in silenzio, il mare. Fisso affascinata il suo andare e venire, ininterrotto, dondolando, seguendo il suo ritmo, mentre altrove la vita scorre.


La sento pulsare, avverto lo scorrere del sangue sotto la sperfice liscia di questa epidermide che, a tratti, avverto estranea, involucro intangibile, quasi di filigrana. Sangue caldo, portatore di vita, ossigeno, nutrimento.


Come poter riprodurre qui il lento scivolare di quelle insignificanti molecole di idrogeno e ossigeno, con i loro legami polari, che tutto possono, ma nulla li tocca. Atomi su atomi, nuclei... eppure... in loro mi perdo, una nenia lontana prende il posto delle parole, vorrei abbandonarmi, oltre la vita, fuggire via, lontana, lasciare d'improvviso questo corpo e tutti i vincoli che mi trattengono. Basta doveri, aspettative mancate, speranze infrante. Basta promesse, basta bugie e sotterfugi. Lasciarsi andare.


Solo il silenzio, il mare, l'andare e venire delle onde, l'incessante respiro di questa enorme massa d'acqua, potente, elegande, magnifica, insuperabile, impalpabile, incontenibile. Quanti aggettivi per descriverlo, questa realtà così "tanta", così enorme.


Sabbia fine, sotto le dita, contatto e comunione con la vita, con il mondo, con la terra. Osservo quei piccoli granelli e mi domando, dove, come, quando. Quanti altri uomini sono già passati di qui, quanti hanno calpestato questo bagnasciuga, quanti, scoraggiati, temerari, valorosi, uomini d'armi o bambini, donne incinte, donne in fuga, donne innamorate. Un piccolo cristallo, minuto, insignificante in mezzo a tanti altri, ma se quei tanti non ci fossero nemmeno la spiaggia avrebbe modo d'essere. Granelli come noi, uomini, unici fra tanti, senza di noi solo il creato. Senza di noi niente più smog, inquinamento, effetto serra, cemento, case. Solo verde, animali che lotterebbero per ritrovare un equilibrio perduto.


Eppure siamo qui. Ognuno di noi a lottare per costruire la sua storia, o solo a cercare di passare al meglio questo tempo che ci è concesso. Qualcuno ha smesso di lottare, si lascia vivere, si lascia portare, presenza assente di un mondo che, ignaro, continua la corsa, ma verso cosa poi, non si sa.


Eppure, dinnanzi al mare, soccombo. Il correre, il ricordare, l'affannarsi, il dispiacersi, l'adirarsi, lo sconforto, il pianto, la rabbia. Tutto il cattivo e l'incontrollabile fluisce verso le profondità. Nell'orizzonte si perde il nostro essere disillusi, una forza nuova, piccola da principio, s'insinua, si fa spazio. Lacrime scorrono, lontane, indipendenti, beffarde, e si portano via il male. Sale s'asciuga sulla gota, domani non ci sarà più. Ma rimarrà il sapore iodato di un'aria nuova, che purifica, che deterge, che salvifica.


E noi, uomini nella storia, gocce nel mare, granelli nella sabbia, andiamo oltre, forze sconosciute ci spingono a lottare, a credere, a combattere per un'ideale, per l'amore, per la vita. E' il cuore che pulsa, il sangue che scorre, il cervello che pensa.


E' l'uomo.


giovedì 23 agosto 2007

AMV - Saint Seyia - Within Temptation - Overcome

http://www.youtube.com/watch?v=e0XtPik5z7s

http://www.youtube.com/view_play_list?p=2AE1C9E0090B25B5

Dire Straits - Romeo & Juliet

http://www.youtube.com/watch?v=p3n2wXEFeLI

mercoledì 22 agosto 2007

L'Aquila o Uccello di Tuono. (Pietra che ride, collaboratore del sito Pellirosse.it

L’aquila o uccello di tuono o uccello del sole è considerata dagli indiani d’america uno dei maggiori esponenti del mondo animale, è per eccellenza la creatura del cielo, questo anche per via di alcune sue prerogative. Consideriamo che l’aquila vola piu’ in alto di altri volatili, e perciò viene considerata più vicina al Padre Sole, ed al Grande Mistero (pensiamo che anche per la credenza Indiana il Grande Mistero risiede in ogni luogo, ma per una maggiore concentrazione spirituale, gli sciamani cercavano un luogo solitario ed in posizione elevata, per essere più vicini al cielo, al sole, alla natura, ed avere così un maggior contatto) ed infatti l’ aquila nidifica sui fianchi delle montagne, di solito in anfratti difficili da raggiungere per eventuali predatori.
Un altro motivo che aumentava la valenza dell’ aquila come misteriosa e mistica creatura del cielo, è il fatto che essa è l’ unico animale in grado di osservare direttamente il Sole senza abbassare le palpebre, veniva perciò considerata privilegiata e con un contatto diretto con il Padre Sole, (infatti nella Danza Del Sole, gli iniziati devono guardare direttamente il sole senza chiudere le palpebre ed in alcuni casi questo portava a fenomeni di trance o svenimenti, una specie di passaggio da uno stadio presente ad una visianica dimensione).
L’aquila è chiamata anche Uccello di Tuono, si crede che questo nome possa derivare dal fatto che per la sua apertura alare (circa 2.20 mt) e per il tipo di volo volteggiante e fluidamente scivolante, con rari battiti d’ali, il rumore secco prodotto (se ascoltato nel silenzio della contemplazione) era paragonabile al suono del tuono, un altro motivo potrebbe essere il fatto che è uno dei pochi volatili che volano e cacciano anche in presenza di temporali o piogge. Qualunque sia la storia, l’aquila era tenuta in forte considerazione dal popolo degli Uomini, infatti le penne d’aquila avevano un piccolo significato in più , venivano usate sui copricapo, ma anche negli abiti, o nei riti sciamanici, venivano abbinati vari nomi personali alla parola Aquila, era uno degli animali collaboratori dello sciamano. Proprio per questa sua vicinanza al Padre Sole. In effetti se consideriamo anche solo l’imponenza di un aquila…ferma su una roccia, il movimento e lo slancio con cui parte, l’eleganza con cui volteggia o plana. Non possiamo non pensare che ci troviamo davanti ad un'unica…Vera Creatura del Cielo.
di Pietra che ride collaboratore delsito internet http://www.pellirosse.it/
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